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Ritrova_menti, tecnica mista, 1993

"Ritrova_menti", di Vincenzo Ampolo, tecnica mista, 1993


Guerriero muto, disegno del 1995

"Guerriero muto", disegno di Vincenzo Ampolo, 1995

Continua la serie degli Omini...


Red Zen, disegno del 1995

"Red Zen", disegno di Vincenzo Ampolo, 1995


Le quattro stagioni, quattro quadretti accorpati, colori acrilici su tela, 1995

"Le quattro stagioni", di Vincenzo Ampolo, quattro quadretti accorpati, colori acrilici su tela, 1995

Non era previsto di trattare le quattro stagioni, ma una volta realizzati i quadretti... le stagioni erano lì.
Non mi propongo mai degli obiettivi definiti nella mia pratica del creativo, seguo la trance artistica e vado dove mi porta...
In quel periodo pensavo di utilizzare come artista il mio nome da "mistico gioioso": Amano Ashoka (Amano, "non mente"; Ashoka, "non dolore"), ecco il perché delle A. A. come firma dei singoli quadretti.


Le parole, grafica del 1996

"Le parole", di Vincenzo Ampolo, grafica, 1996

Le parole nascono nei giorni di sole, ma vivono nei giorni tristi...


La cattedrale sotto il mare, tecnica mista, 1996

"La cattedrale sotto il mare", di Vincenzo Ampolo, tecnica mista, 1996

Questo dipinto è stato realizzato per rappresentare la scenografia di un testo teatrale del 1996, frutto della collaborazione fra Marilena Cataldini e i mambri della cooperativa di animazione "La molla" di Lecce.


Paesaggio suprematista, scultura in panforte e legni colorati, 1998

"Paesaggio suprematista", di Vincenzo Ampolo, scultura in panforte e legni colorati, 1998


Donna-scrittura, disegno del 1999

"Donna-scrittura", disegno di Vincenzo Ampolo, 1999

Quanti disegnini su pezzetti di carta...
Volti, a volte, spesso espressione di un essere altrove...
Mio padre mi rimproverava... «stai sempre a fare Pupi e non pensi a studiare!»
Aveva ragione lui, avevo ragione io?
Certo ero libero, mi sentivo libero, solo quando avevo un foglio e una penna.
Dalle immagini alle parole e molto più, spesso tutto ben mischiato...
Non cercavo delle penne o dei colori particolari e mi accontentavo di qualsiasi supporto.
Se qualcuno mi regalava un album da disegno o dei bei colori, spesso questi regali rimanevano inutilizzati. Troppo belli, troppo impegnativi... forse un giorno...
Però conservavo tutto, ogni pezzo di carta.
Poi qualcuno cominciò ad apprezzare... cominciai a vendere, per poche lire, grandi quadri ad olio e con i soldi ricavati mi permettevo di portare la mia ragazza a teatro o di comprare per lei qualche bel vestito...
Il resto ve lo racconto un’altra volta o magari ve lo faccio intuire...
La pratica del creativo parla di me, della parte che prevale e che urla in silenzio da ogni pezzetto di carta disegnato...